La ricetta del Dry Martini
per la tua tavola
Raffredda prima il bicchiere da Martini con del ghiaccio oppure mettilo in freezer in anticipo.
Riempi un mixing glass di ghiaccio e versaci il gin e il vermouth.
Mescola per 30 secondi, finché il composto non sarà ghiacciato. Mescolare mantiene il cocktail limpido.
Filtra nel bicchiere freddo e guarnisci con una scorza di limone o un'oliva.
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La storia
Sull'origine del Martini si discute da generazioni. È nato in California durante la corsa all'oro come 'Martinez' oppure deve il suo nome al produttore italiano di vermouth Martini & Rossi? Quel che è certo è che il cocktail assunse la sua forma definitiva all'inizio del Novecento e nei decenni successivi diventò sempre più 'dry': sempre più gin e sempre meno vermouth. Ernest Hemingway, Winston Churchill e innumerevoli star di Hollywood contribuirono al mito. Una regola è rimasta sempre valida: il Martini va servito freddissimo, con ghiaccio.
Il bicchiere giusto
Per un Dry Martini esiste una sola scelta giusta: il classico bicchiere da Martini, con la sua coppa conica su uno stelo lungo. Lo stelo impedisce alla mano di riscaldare la bevanda, mentre l'ampia apertura lascia tutto lo spazio agli aromi di gin e limone. Scegli un formato compatto da 19 a 21 cl. Un Martini deve essere piccolo e ghiacciato, non grande e tiepido. Nel nostro assortimento trovi sia varianti moderne ed essenziali sia modelli ispirati all'Art déco. Se vuoi un bicchiere più piccolo che si rovesci meno facilmente, dai un'occhiata ai nostri bicchieri Nick & Nora.
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Gli strumenti giusti
Per un Dry Martini, oltre al bicchiere, ti servono un mixing glass, un cucchiaino da bar per mescolare, un jigger per dosare con precisione, un colino Julep e uno zester per il twist. Questi sono i bar tool che utilizziamo noi stessi; trovi tutto nella nostra collezione di bar tool e set da cocktail.
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Con cosa si prepara un Dry Martini?
Per un Dry Martini servono gin e jenever. Tra le bottiglie più note ci sono Grey Goose e Martini. In ogni pagina dedicata a una bevanda trovi la gradazione alcolica, il profilo aromatico, i cocktail a cui si abbina e il bicchiere necessario.
Varianti & twist
Da 'wet' (più vermouth) a 'bone dry' (quasi niente vermouth), con oliva o con twist: il Martini è personalizzabile. Un Dirty Martini riceve un goccio di salamoia di olive, un Gibson una cipollina argentata. Chiedi sempre agli ospiti le loro preferenze. Parlarne fa parte del rituale. Con gin Old Tom, maraschino e una traccia di assenzio diventa un Tuxedo. Cerchi altra ispirazione? Sfoglia oltre 100 ricette di cocktail.
Consiglio di servizio
Conserva il gin nel congelatore e i bicchieri da martini in frigorifero. Strofina il bordo del bicchiere con la scorza di limone prima di versare. Quel primo aroma fa la differenza.
Buono da sapere
Il rapporto tra gin e vermouth
Sei centilitri di gin per un centilitro di vermouth dry fanno 6 a 1, una proporzione già piuttosto secca secondo gli standard moderni. Intorno al 1900 si usavano ancora parti uguali; nel corso dei decenni il vermouth è diminuito sempre più. Chi vuole sentire davvero il vermouth si trova bene con 5 a 1,5 o addirittura 4 a 2, ottenendo un martini piacevolmente speziato. Un dettaglio importante: il vermouth dry è vino e si ossida. Dopo l'apertura, conserva la bottiglia in frigorifero e consumala entro un mese, altrimenti sentirai soprattutto aceto.
Shakerato o mescolato
Mescolare per trenta secondi: c'è un buon motivo. Shakerare incorpora aria nel cocktail e rompe piccoli frammenti di ghiaccio, rendendo il martini torbido e facendogli perdere la consistenza setosa. In una bevanda composta soltanto da gin e vermouth, la differenza si nota subito. Mescola con molto ghiaccio in un mixing glass finché l'esterno non si appanna; in questo modo lo diluisci di circa il venti per cento, quanto basta per attenuare l'alcol. La versione shakerata esiste eccome e ha i suoi sostenitori, ma in quel caso bevi consapevolmente un martini più freddo, leggermente più acquoso e schiumoso.
Wet, dry e bone dry spiegati
Questi termini riguardano tutti la quantità di vermouth. Wet significa abbondante, circa 4 cl di gin ogni 2 cl di vermouth, così le note erbacee e la leggera dolcezza risultano ben presenti. Dry è lo standard di questa ricetta, 6 cl contro 1 cl. Bone dry o extra dry va ancora oltre: si sciacqua soltanto il bicchiere con il vermouth, oppure si tiene semplicemente la bottiglia accanto, come avrebbe fatto Churchill secondo la tradizione. Un perfect martini è un'altra cosa e utilizza metà vermouth dry e metà vermouth dolce. Se lo ordini al bar, conviene specificare wet o dry.
Dry Martini, Vesper o Gibson
Tre classici a base di gin mescolati che si confondono facilmente. Il Gibson è esattamente lo stesso Dry Martini, con una cipollina sottaceto al posto dell'oliva o della scorza; la cipollina conferisce una leggera acidità e un profumo sapido. Il Vesper di Casino Royale prevede 6 cl di gin, 2 cl di vodka e 1 cl di Lillet Blanc, viene shakerato ed è quindi più freddo e meno speziato. Il Dirty Martini contiene una spruzzata di liquido del barattolo delle olive e diventa torbido e salino. La struttura resta sempre la stessa: molto gin, qualcosa di aromatico, servito ghiacciato.
Quale gin per un cocktail Dry Martini
Qui il gin determina quasi tutto, perché non c'è nulla dietro cui nascondersi. Un classico London Dry con bacche di ginepro ben riconoscibili dà struttura al cocktail Dry Martini, mentre i gin moderni orientati soprattutto verso il cetriolo o i fiori possono risultare piatti dopo trenta secondi di mescolatura. Fai attenzione anche alla gradazione alcolica: il limite legale minimo per il gin è del 37,5 percento, ma intorno al 43-47 percento, dopo la diluizione nel mixing glass, rimane più carattere. Inoltre, una bottiglia che esce ghiacciata dal congelatore deve essere mescolata per meno tempo.
Martini Dry vermouth o Noilly Prat
Se cerchi Martini Dry vermouth, di solito si tratta del vermut bianco e secco più comunemente presente nelle dispense olandesi; sull'etichetta è chiamato Extra Dry. Un ottimo punto di partenza, ma non l'unico. Noilly Prat della Francia meridionale è più sapido e legnoso, mentre il Dolin Dry di Chambéry è più leggero e floreale. Se vuoi un Martini dry che mantenga le note speziate, Dolin è una scelta sicura. Assaggia sempre il vermut puro e freddo: se ha un sapore aspro o stantio, lo sentirai altrettanto chiaramente nel bicchiere.
Domande frequenti
Cosa contiene un Dry Martini?
Gin e vermut dry, in questa ricetta 6 cl di gin per 1 cl di vermut, mescolati con molto ghiaccio e guarniti con una scorza di limone o un'oliva verde. Non c'è altro: qui la qualità dipende interamente dalla temperatura, dal rapporto e dal bicchiere precedentemente raffreddato.
Qual è il giusto rapporto tra gin e vermut?
Sei parti di gin per una parte di vermut sono considerate lo standard moderno. Se lo vuoi wet, avvicinati a un rapporto di 4:1; bone dry significa poco più di un risciacquo con il vermut nel bicchiere. Chiedi ai tuoi ospiti quale preferiscono, perché questa conversazione fa parte del rituale.
Un Dry Martini va shakerato o mescolato?
Mescolare. Mescolare per trenta secondi con molto ghiaccio lo rende ghiacciato e mantiene il cocktail perfettamente limpido, mentre lo shaker introduce bollicine d'aria e rende la bevanda torbida e più pungente. Solo chi desidera consapevolmente un Martini più opaco e dall'aspetto più deciso si discosta dal metodo classico.
Quale bicchiere si usa per un Dry Martini?
Il classico bicchiere da Martini, con coppa a forma di cono, preferibilmente da 19 a 21 cl. Lo stelo lungo tiene la tua mano calda lontana dalla bevanda e l'ampia apertura lascia spazio agli aromi di gin e agrumi. Piccolo e ghiacciato: questo è il punto di partenza. Scopri i nostri bicchieri da Martini.
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